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COMUNICAZIONI

Care amiche e amici,

Mio dovere, informare che dall’11 novembre 2010 e come si deduce dalla lettera in allegato, il sottoscritto, unitamente a Marco Putignano, all’interno del Consiglio comunale di Mestrino, non rappresentano più il Gruppo consiliare del Popolo della Libertà ma bensì, quello di Futuro e Libertà dell’Onorevole Gianfranco Fini.

Gruppo Consiliare Futuro e Libertà

Mestrino 11/11/2010

Illustrissimo signor Sindaco e colleghi Consiglieri, come certamente saprete, il 6 e 7 novembre u.s. a Bastia Umbra è nato, il nuovo partito politico denominato “Futuro e Libertà”, nella quale noi, Consiglieri comunali Marco Putignano e Giovanni De Rosa meglio ci identifichiamo politicamente, dal momento che in passato e oggi più che mai è, molto difficoltoso condividere e rappresentare un Partito politico come il PdL che non è stato capace di sviluppare il progetto politico promesso, per far fronte, il più delle volte, a priorità più personali del Presidente del Consiglio che politiche.

Noi abbiamo creduto nel progetto liberale e futurista del PdL che purtroppo è stato disatteso.

Le nostre radici politiche ci hanno spinto a condividere il progetto di Futuro e Libertà, un vero progetto liberale, laico, fondato su valori in cui crediamo, come la legalità, il garantismo, il senso dello stato e il rispetto delle istituzioni, il rispetto per l’Italia.

A differenza di altri, non consideriamo e mai lo faremo, nemici, coloro che invece continueranno a credere e identificarsi nel progetto del PdL, a loro auguriamo buon lavoro ma noi, in questo PdL non ci riconosciamo più.

Quali amministratori seri e responsabili, restiamo disponibili al dialogo e al confronto politico di tutte quelle iniziative politico amministrativo che si vorranno adottare a beneficio dei cittadini e del territorio di Mestrino.

Si comunica altresì che il capo gruppo consiliare sarà il Consigliere Marco Putignano.

Giovanni De Rosa Marco Putignano

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Ciò premesso, si informa altresì che questo è l’ultimo documento che sarà pubblicato su questo Blog, invito le amiche e gli amici, che vorranno seguire ancora le mie iniziative politiche e/o darmi consigli e suggerimenti, sarò a disposizione sul nuovo Blog: http://giovanniderosamestrino.blogspot.com/

Grazie per l’attenzione e a presto

Giovanni De Rosa

Modifica permanente della viabilità.

Ho appreso che dalla prossima settimana la viabilità di via De Gasperi, sarà modificata, in particolar modo per tutti gli autoveicoli che provengono da via Trieste e che vanno in P.za IV Novembre.
Decisione, ancora non adottata dall’amministrazione comunale ma, vista la fonte che la pubblica, non posso avere dubbi che così sarà.
Hanno deciso di attuare tale soluzione, per le motivazioni che riporto testualmente, dal sito che l’ha pubblicata:

“Mestrino, con i due semafori, è diventato un paese non facile da attraversare, almeno non velocemente. Per ovviare in parte al problema, molti automobilisti, specie quelli provenienti da Via Trieste, diretti verso Vicenza, hanno preso l’abitudine di transitare da Via De Gasperi per sbucare direttamente in Piazza IV Novembre. Quella strada, però, passa davanti alle scuole elementari e medie, e le troppe auto creavano situazioni di pericolo per i ragazzi. Dalla settimana prossima, quindi, Via De Gasperi, solo nel tratto che passa davanti alla suola media, diverrà transitabile a senso unico (con direzione Padova), e non sarà più transennata negli orari scolastici. Questo permetterà di ridurre l’impegno dei nonni vigili in quel punto, e di ridurre di molto il traffico lungo quella strada. Inutile dire che ci saranno spesso i vigili del consorzio a far rispettare la nuova segnaletica”.

Indubbio è il fatto che il traffico veicolare sulla strada regionale 11, a causa del semaforo in centro del paese è molto lento e che gli automobilisti, per evitare lunghe attese ai semafori, percorrano strade alternative alla regionale 11.
Quindi si riconosce che il problema della viabilità a Mestrino, non è l’automobilista che percorre strade alternative alla regionale ma ben altre situazioni che questa amministrazione, nonostante le promesse fatte e mai risolte, non ha mai realizzato un piano di viabilità comunale, proprio come l’amministrazione precedente e che risolve i problemi, non con una politica a lungo termine ma con l’installazione e/o la rimozione di cartelli di segnaletica stradale.

A tal proposito si pubblica quanto scritto nel programma amministrativo, di questa maggioranza, a proposito della viabilità e pubblicato sul sito del Comune.

VIABILITA’ – OPERE PUBBLICHE – ARREDO URBANO
E’ nelle nostre intenzioni di riqualificare e riassettare alcune strade.
I marciapiedi saranno un’assoluta priorità. Verrà valutata la possibilità di chiudere al traffico pesante Via Aquileia, (di competenza del Comune di Mestrino > manutenzione, asfaltatura e altro…) limitandolo alle nostre Aziende. I mezzi pesanti diretti alla Z.I. di Ronchi di Villafranca, dovranno prendere vie alternative.
Il semaforo in centro Paese, causa di lunghe e interminabili code si valuterà di renderlo lampeggiante. Di pari passo verrà altresì avviato uno studio per la fattibilità di un sottopasso pedonale e ciclabile che attraversi la SR 11 in prossimità proprio del centro cittadino.
Le strade interne dei quartieri attualmente chiuse verranno collegate tra loro creando una viabilità interna al quartiere stesso. I rallentatori di velocità attualmente in funzione, verranno sostituiti con sistemi alternativi.

Ciò premesso, con tale provvedimento si alleggerisce in minima parte, il traffico automobilistico su Via De Gasperi, ma si va ad appesantirlo su Via Calatafimi, Via M.Grappa e Via Martignon, creando ancora più problemi e pericoli di incidenti, vista già la tanta problematica immissione sulla stessa regionale, all’altezza del panificio e delle lunghe code che già adesso si formano.

A quanto pare, non si è considerato il fatto che in orario scolastico, chi accompagna a scuola i propri figli in auto, chi deve andare in Comune, in posta o fare spesa, sono costretti, senza nessuna alternativa ad accedere in via De Gasperi solo dalla regionale 11 che visti i tempi a disposizione, attualmente previsti dal semaforo, permette al massimo a tre/quattro autovetture di poter girare, con la conseguenza che la coda delle auto si allunghi, si accentua lo smog e si allungano i tempi di percorrenza dei veicoli.A proposito, su via De Gasperi a sinistra ci sono parcheggi e a destra la pista ciclabile.

Per concludere, chiedo all’amministrazione comunale:
· Di quanto si riduce il traffico veicolare con l’installazione del senso unico e perché non si è adottato un sistema che cercasse di eliminare in toto le situazioni di pericolo per i ragazzi, invece di diminuirle?
· Vale la pena installare il senso unico permanente, su via De Gasperi con il rischio di produrre più danni che benefici, solo per risparmiare alcune centinaia di euro per il servizio temporaneo del nonno vigile?
· A quanto il piano di viabilità comunale e alla realizzazione di quanto detto e scritto nel programma amministrativo?

RIFIUTI, LA CAPORETTO DEL GOVERNO: LA CAMORRA NON LA FAVORISCE CHI PROTESTA, MA CHI APRE UNA NUOVA DISCARICA

Ottobre 22nd, 2010 admin
I CITTADINI DEL VESUVIANO TRATTATI COME DELINQUENTI: COMODO ESSERE FORTI COI DEBOLI (E DEBOLI COI SERBI)… SE ACERRA LAVORA A UN TERZO DEL PREVISTO, SE GLI IMPIANTI PROMESSI A NAPOLI E SALERNO NON SONO STATI REALIZZATI DI CHI E’ LA COLPA?…E I 141 MILIONI DI INCENTIVI GARANTITI AI COMUNI E MAI DATI DOVE SONO FINITI?
Il sindaco di Boscoreale (Pdl) è amareggiato: “Ha vinto la camorra”.
E non ha dubbi. “Chi credete voglia l’apertura di questa seconda discarica? Ma avete idea di quali interessi e delle somme economiche che gireranno attorno a questa discarica?”, ha dichiarato per poi concludere: “Sicuramente è gravissimo che le istituzioni si siano rese complici di tutto questo”.
Due anni fa era stato il miracolo berlusconiano, poi lo spettro maleodorante della monnezza è risorto, portando con sé le proteste dei cittadini e gli scontri con le forze dell’ordine che sono continuate anche questa notte.
Migliaia di persone sono state caricate con una decisione pari a cento volte rispetto alla “fermezza” mostrata nei confronti della teppaglia serba a Genova.
Abbiamo visto foto di donne col viso sanguinante a causa delle manganellate distribuite a chi voleva solo tutelare la propria salute e protestava contro un’ingiustizia.
Forti coi deboli e deboli coi forti.
Ma di chi è la responsabilità?
Il governo in due anni non è stato in grado di trovare un’alternativa al “buco” nel Parco nazionale del Vesuvio, l’ultimo posto dove nei Paesi civili si penserebbe di sistemare una discarica, vietata peraltro dalle leggi.
Era stato previsto un piano che è stato completamente disatteso: si prevedeva la creazione di discariche, la messa in funzione dell’inceneritore di Acerra, la realizzazione di altri due impianti a Napoli e Salerno e il rilancio della raccolta differenziata.
Il bilancio, dopo due anni, parla di discariche (spesso non a norma) ormai sature, dell’inceneritore di Acerra che lavora a un terzo delle sue possibilità, a causa di guasti endemici, con le caldaie che si bucano di continuo, di una raccolta differenziata che è ferma al 20%, dei siti di compostaggio che non sono stati realizzati, così come i due inceneritori promessi.
Per le 35 amministrazioni comunali interessate alle discariche erano stati garantiti, come “compensazione”, 141 milioni di euro in 3 anni: non sono mai stati stanziati.
Tante le promesse da marinaio alle quali i cittadini di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, che pur avevano votato a maggioranza Pdl, non credono più.
Si sentono presi per i fondelli.
Accusati addirittura di fare gli interessi della camorra, come se la camorra non fosse invece interessata all’apertura di nuove discariche e quindi ben felice dei ritardi del governo che permette loro di gestire il ritiro e il trasporto della monnezza.
Vittime di un avvelenamento generalizzato, ammorbati dai rifiuti, manganellati dallo Stato, i cittadini del Vesuviano dovrebbero solo “obbedir tacendo”.
Mentre i politici, incapaci di risolvere i loro problemi, giocano a scaricarsi la responsabilità uno con l’altro.
Altro che teatrino della politica, se non fosse una tragedia si dovrebbe solo parlare di una squallida farsa.

MEGLIO TARDI CHE MAI PER RECUPERARE LE F……….

Ricordate la richiesta di informazioni che abbiamo rivolto all’Assessore Pubblica Istruzione e Cultura Mario Fiorindo, relativamente al rifiuto della concessione di Patrocinio da parte del Comune di Mestrino all’incontro serale del 20 ottobre con il Dott. Gherardo Colombo, organizzato dal locale Istituto Comprensivo Statale?

Oggi 18 ottobre 2010, è stata pubblicata all’albo pretorio del sito web del Comune la Delibera di Giunta nr. 75 del 12 ottobre 2010 avente per oggetto: “CONCESSIONE PATROCINIO PER INIZIATIVE PROMOSSE DAL LOCALE ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI MESTRINO” che per trasparenza pubblichiamo.
L’aver constatato che con l’atto sopra citato, l’amministrazione comunale, concede il patrocinio di poter utilizzare il logo del Comune, all’incontro con il Dott. Gherardo Colombo, organizzato dall’Istituto Comprensivo di Mestrino, ci rende felici.
Felici e soddisfatti, perché il buon senso di qualcuno è prevalso sull’ideologia politica di altri.
Vogliamo pensare che hanno capito che non si può governare il paese, solo con l’ideologia politica, ignorando di fatto le esigenze e le domande dei cittadini.
Abbiamo inoltre consolidato, la convinzione che con quest’amministrazione, dobbiamo pungolare ancor di più, rispetto a quanto sin qui fatto, dal momento che dimostrano di affrontare i problemi giorno per giorno e navigare a vista.
Concludendo, restiamo in attesa della risposta da parte dell’Assessore alla nostra richiesta di informazioni trasmessa il giorno 12 ottobre alle ore 13e29, in modo da chiarire l’evoluzione dei fatti.
Non è un caso che la nostra richiesta, anticipa la riunione di Giunta, avvenuta lo stesso giorno alle 18e30.

Giovanni De Rosa

CASA AN: PER LE AUTORITA’ DI MONTECARLO NEL 1999 IL VALORE ERA CONGRUO

I FINIANI ESULTANO: “SCONFITTA LA MACCHINA DEL FANGO, IL TEMPO E’ GALANTUOMO”…. ORA LA PROCURA DI ROMA HA TUTTI GLI ATTI MONEGASCHI PER POTER TRARRE LE CONCLUSIONI… STORACE IN CRISI DI NERVI PARLA DI INDAGINI DI PARTE, FORSE SI RIFERIVA A QUELLE DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDE DE “IL GIORNALE”

Nel 1999 era “congruo” il valore indicato nel passaggio di proprietà dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, occupato oggi da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed ereditato da Alleanza Nazionale dalla contessa Anna Maria Colleoni.
E’ il giudizio che le autorità di Montecarlo danno della transazione nella documentazione trasmessa dal Principato alla Procura di Roma.
Il dato sarà ora analizzato dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari degli accertamenti avviati, contro ignoti, per truffa aggravata, con altri documenti arrivati da Montecarlo previa rogatoria internazionale.
Nel fascicolo trasmesso da Montecarlo alla Procura romana dovrebbero esserci anche le valutazioni, soprattutto sotto il profilo fiscale, effettuate dall’ufficio del registro del Principato di Monaco fino alla cessione dell’immobile, avvenuta nel 2008, per 300 mila euro a una società off-shore. Gli inquirenti di piazzale Clodio sarebbero ora in possesso di tutti gli elementi necessari per fare chiarezza sugli aspetti della vicenda.
Secondo quanto si è appreso, entro la fine del mese i magistrati potrebbero già mettere un punto sulla questione: qualora non emergessero fattispecie penalmente rilevanti, si prospetterebbe una richiesta di archiviazione. Viceversa scatterebbero i primi inviti a comparire.
I finiani esultano.
“Il tempo è galantuomo” dichiara Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio.
“Non ne dubitavo – spiega Della Vedova – Fini aveva spiegato esattamente come erano andate le cose anche in quelli che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso aspettiamo il giudizio conclusivo”.
“La vera notizia – aggiunge il deputato – è che Fini è stato vivisezionato e radiografato e l’unica cosa che si è trovata è questo elemento che lui stesso ha definito di ingenuità“.
Della Vedova dedica un pensiero all’inchiesta de Il Giornale: “Mi spiace per gli amici del Giornale. Si vede che la missione non era l’inchiesta, ma far male. Il colpo è arrivato ma il tempo è galantuomo”.
Granata: “Macchina del fango ha fallito”. “Sono stato sempre convinto che fosse in atto un meccanismo di diffamazione, riuscito, e un tentativo di delegittimazione, fallito, ai danni della terza carica dello Stato”.
“Fini fa politica da quarant’anni – aggiunge Granata – ed è un campione dell’etica della responsabilità. Tutto questo ci conferma da dove viene la macchina del fango”.
Storace non ci sta, si è giocato la riesumazione della salma de La Destra in questa operazione e qualche posto di sottogoverno per poter passare alla storia non più come autista di Marchio e come inquisito per le firme false nella lista della Mussolini, ma come l’ultimo dei fascisti che piangono sulle antiche virtù dimenticate.
E dichiara: “se hanno tutta questa fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così la possibilità di accedere agli atti e verificare con quanto scrupolo sono state condotte”.
Ma come, prima era così fiducioso nella Procura e ora avanza sospetti?
Se ha delle prove denunci anche il procuratore presunto colluso, poi magari anche i giudici monegaschi.
Se gli rimanesse del tempo, poi sarebbe bene che si guardasse allo specchio: così vedrà come si p ridotto un ex missino per poter avere il pass di accesso a Palazzo Grazioli.

SANTORO SOSPESO PER 10 GIORNI: COSI’ LA “DESTRA DELLA CENSURA” FARA’ PERDERE ALTRI VOTI AL PDL

SALTERANNO DUE PUNTATE DI “ANNO ZERO”, CONTRARIANDO PURE I TELESPETTATORI DI DESTRA E DANDO L’IMMAGINE DI UN GOVERNO STALINISTA…SE SI PARLA DI FAZIOSITA’, ALLORA IL TG1 DI MINZOLINI ANDREBBE OSCURATO… IL TRIBUNALE DEL POPOLO DELLA LIBERTA’ SA SOLO ESPELLERE O SOSPENDERE: DOV’E’ FINITO IL PARTITO LIBERALE?

Dieci giorni di sospensione e di mancata retribuzione a partire da lunedì 18 ottobre.
Sarebbe questo, a quanto si apprende, il contenuto della lettera consegnata stamattina a Michele Santoro dall’azienda dopo il richiamo delle direzione generale per la puntata d’apertura di Annozero.
Il provvedimento disciplinare potrebbe indirettamente implicare la sospensione di una o due puntate di Annozero.
I dieci giorni sarebbero consecutivi e “bloccherebbero” il conduttore fino a mercoledì 27 ottobre. Michele Santoro, dunque, non potrà condurre la puntata di giovedì 21 ottobre.
Resta da capire se tornerà in onda il 28 ottobre avendo a disposizione una sola giornata per preparare la puntata di quel giorno.
Domani andrà regolarmente in onda.
La puntata che ha comportato il provvedimento è la prima (23 settembre) quando, con un monologo tutto incentrato sulla similitudine tra il suo lavoro e quello di un’azienda che produce bicchieri, Santoro se l’è presa con i vertici della Rai che hanno messo i bastoni tra le ruote alla trasmissione, che non l’hanno promossa e che alla fine l’hanno azzoppata, non rinnovando i contratti a due dei collaboratori di punta, Marco Travaglio e il vignettista Vauro.
«Vaffan…bicchiere» concluse Santoro in diretta polemizzando con il dg Mauro Masi e con la circolare sul contraddittorio nei programmi.
Masi ha voluto sottolineare (coda di paglia?) che ” il provvedimento disciplinare adottato nei confronti di Michele Santoro non può essere in alcun modo considerato riconducibile ad iniziative editoriali tendenti a limitare la libertà di espressione o il diritto di critica”.
Le violazioni, secondo Masi, sarebbero “l’uso del mezzo televisivo a fini personali e un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione”.
Un provvedimento di «gravità inaudita» al quale reagirà «con tutte le forze e in ogni sede»: Michele Santoro scrive una lettera e la invia al presidente e al Consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini.
“Il provvedimento disciplinare assunto nei miei confronti, con una procedura ad personam, è di una gravità inaudita e, contro di esso, reagirò con tutte le mie forze in ogni sede. Ritengo, tuttavia – aggiunge Santoro nella lettera -, che il Consiglio, anche senza entrare nel merito di questa “punizione esemplare”, debba pronunciarsi sulla decisione assunta dal Direttore Generale di metterla in atto cancellando due puntate di Annozero. Una punizione nei miei confronti si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già sottoposto a una partenza ad ostacoli, dopo che ogni settimana deve andare in onda in un clima di tensione, dopo che Vauro e Travaglio sono costretti a fornire gratuitamente le loro prestazioni senza che vengano fornite motivazioni di sorta. Considero tutto questo un vero e proprio attentato alla televisione di fronte al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità“.
Per il presidente della Rai Paolo Garimberti, quello su Annozero è “un provvedimento di esclusiva responsabilità del Direttore Generale che ho appreso come gli altri dalle agenzie. È quasi superfluo dire che non lo condivido perché, al di là di altre considerazioni, lo trovo manifestamente sproporzionato”.
Per i consiglieri d’amministrazione della Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten “la sospensione di Michele Santoro è una decisione sbagliata ed abnorme di cui il direttore generale si assume ogni responsabilità che conferma, come era già emerso dalle intercettazioni di Trani, la sua volontà di assecondare le pressioni politiche esterne per chiudere la trasmissione di Santoro”.
“Chiediamo le immediate dimissioni di Masi. È la conferma che l’ordine impartito da Palazzo Chigi sulle epurazioni delle voci libere e sulla censura nei confronti delle opposizioni definite scomode è arrivato a destinazione”, è stato il commento di Antonio Di Pietro.
Da parte nostra ci limitiamo ad osservare che il centrodestra riesce a farsi del male da solo: il far prevalere, su ogni fronte che si apre, la “linea degli imbecilli” non porta alcun vantaggio, anzi determina solo un danno sia in termine di immagine che di consensi.
Nel caso specifico, la sospensione del programma determinerà un danno economico per la Rai, un danno elettorale per il Pdl che verrà tacciano di partito stalinista e un danno d’immagine per quei telespettatori di destra che guardano volentieri Anno Zero.
Se poi vogliamo entrare nello specifico, da Santoro ci sono sempre, come ospiti, politici o ministri di centrodestra, quindi il contraddittorio esiste.
Senz’altro più che in quel vergognoso telegiornale di regime che è il Tg1 di Minzolini che allora, sulla base del criterio di una presunta faziosità, dovrebbe essere oscurato.
Non dimentichiamo quando, in occasione del discorso di Fini a Mirabello, Scodinzolini riuscì a non trasmetterlo, salvo poi far commentare quello che il telespettatore non aveva sentito, da due esponenti del Pdl.
O quando per mesi ha oscurato i problemi dei terremotati.
E potremmo fare altri mille esempi.
Masi si è mai preoccupato dell’equilibrio dei TG?
E dato che dicevamo cose analoghe quando governava il centrosinistra, perchè non abbiamo gli occhi foderati di prosciutto, abbiamo titolo per farlo.
Non ci piacciono i servi, non ci piace la censura, siamo per il dibattito e il confronto delle idee.
Lo ripetiamo: fossimo alla direzione della Rai proporremmo a Santoro di fare due trasmissioni alla settimana, non una.
Perchè è un bravo giornalista e perchè non abbiamo paura delle sue idee, ritenendo valide le nostre.
E solo dal confronto di idee, non di dogmi, il nostro Paese può crescere.
E’ di sinistra?
Chi se ne frega, meglio un interlocutore intelligente di sinistra che un coglione o un servo di presunta destra.
Quella destra che è incapace da decenni a creare un prodotto di qualità analogo ad Anno Zero, quella destra che non sa far crescere intellettuali di area in grado di affrontare il video con lo stesso successo di Santoro, quella destra che se ne è sempre fregata della “cultura di destra”, salvo farsi boia dei programmi altrui.
Per questo, orgogliosamente da destra, siamo solidali oggi con Santoro e domani con chiunque altro rappresentasse una voce fuori dal coro del conformismo di corte.
La destra vera è cosa seria, non pattume.

INTERROGHIAMO L’ASSESSORE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE E CULTURA DI MESTRINO

Gruppo Consiliare Popolo della Libertà

Mestrino 12 ottobre 2010

All’Assessore
Pubblica Istruzione e Cultura
Comune di Mestrino

Oggetto: Richiesta informazioni.

Egr. Assessore,

Abbiamo ricevuto la mail di un cittadino di Mestrino, che ci presenta stupore e perplessità, nell’apprendere che codesta amministrazione, ha negato il proprio patrocinio ad un incontro organizzato dai rappresentanti della scuola e il giudice Gherardo Colombo per i genitori e gli alunni frequentanti le classi medie di Mestrino per la sera del prossimo 20 ottobre 2010.

Apprendiamo inoltre, che l’incontro in questione fa parte del Progetto Legalità nel POF d’istituto dell’anno scolastico 2009/2010, fissato per il 21 ottobre p.v. ma che è stato anticipato su richiesta del Responsabile della scuola, peraltro accolto dal giudice Colombo.

Nella mail, si evidenzia che l’incontro, è stato già finanziato e prodotto in collaborazione con il Comune di Mestrino, il quale aveva già partecipato per la serata di Don Fortunato Noto.

Ciò premesso, evidenziamo che il giudice Gherardo Colombo era un magistrato italiano e che si è ritirato dal servizio.
Egli è divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri, quali la scoperta della loggia P2, il delitto Ambrosoli, mani pulite, i processi Imi – sir/Lodo Mondadori/Sme.
Dal 2007, dopo le dimissioni dal Consiglio Superiore della Magistratura e dal Ministero della Giustizia è impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole, attraverso incontri con studenti di tutta Italia, ricevendo il Premio Nazionale Cultura della Pace 2008.

PQS

Si chiede di sapere se è vero che l’amministrazione comunale ha negato il proprio patrocinio alla serata in questione e le motivazioni che hanno portato a tale decisione, visto che parlare e discutere di legalità e di rispetto delle regole, ai giovani e non solo ai giovani, oggi più che mai è un problema di attualità.

Distinti Saluti

I Consiglieri Comunali

Giovanni De Rosa Marco Putignano

DOSSIER E MINACCE ALLA MARCEGAGLIA: PERQUISIZIONE IN CORSO A “IL GIORNALE”, INDAGATI SALLUSTI E PORRO PER VIOLENZA PRIVATA

LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, DOPO AVER ESPRESSO CRITICHE AL GOVERNO, SAREBBE STATA “CONSIGLIATA” DI CORREGGERE LE SUE DICHIARAZIONI, ALTRIMENTI SAREBBERO STATE PUBBLICATE NOTIZIE CHE L’AVREBBERO DANNEGGIATA…. LA CONFERMA IN ALCUNE INTERCETTAZIONI E SMS
Il direttore del quotidiano “Il Giornale” Alessandro Sallusti e il vicedirettore Nicola Porro sono indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sulle presunte minacce alla presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. L’ipotesi formulata dai pm è di concorso in violenza privata.
La sede del quotidiano e le abitazioni di alcuni giornalisti in queste ore sono oggetto di perquisizioni da parte dei carabinieri, scattate in seguito all’indagine sulla raccolta di un dossier riguardante il presidente della Confindustria, dopo che l’imprenditrice aveva formulato critiche nei confronti del Governo.
Il procuratore Giovandomenico Lepore conferma che le perquisizioni si inquadrano come sviluppi di una indagine napoletana “su altri fatti” dalla quale sono emersi elementi tali da rendere necessari “approfondimenti in via d’urgenza” su una possibile attività di dossieraggio ai danni di Emma Marcegaglia.
“Le perquisizioni – assicura Lepore – si stanno svolgendo con il massimo rispetto delle regole, per garantire la salvaguardia delle notizie contenute in documenti e file di pc su cui i giornalisti stanno lavorando e che non hanno legami con i fatti oggetto di indagine”.
L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è di concorso in violenza privata. In particolare, i pm Piscitelli e Woodcock intendono approfondire alcune conversazioni tra i due giornalisti indagati e il segretario del leader degli industriali relative a insistenze affinché Emma Marcegaglia “correggesse” alcune dichiarazioni forti contro l’azione del governo, minacciando la pubblicazione di notizie che l’avrebbero danneggiata.
Il decreto di perquisizione, dunque, porta al sequestro di pc e documentazione in possesso di Sallusti e Porro.
L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni disposte nell’ambito di una diversa inchiesta condotta dai magistrati partenopei.
Dalle conversazioni e da un sms sarebbe emersa la presunta intenzione di una campagna di stampa nei confronti della Marcegaglia.
Una “fabbrica del fango “, secondo gli investigatori, simile alla campagna di stampa condotta nell’estate 2009 contro il direttore di Avvenire, Dino Boffo 2, costretto poi a dare le dimissioni, mentre l’allora direttore del Giornale, Vittorio Feltri, subì una sospensione di sei mesi dall’Ordine dei giornalisti.
La perquisizione nella sede del Giornale in via Negri a Milano è ancora in corso. Al momento i carabinieri si trovano nell’ufficio del direttore del quotidiano.
In redazione sono giunti anche i componenti del Comitato di redazione.
Presente anche un perito nominato dall’autorità giudiziaria.
Di particolare rilievo, secondo i magistrati, l’sms inviato il 16 settembre dal vicedirettore Porro a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcecaglia: “Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcecaglia”.
Pochi minuti dopo intercorre una telefonata tra i due.
Porro: “…adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcecaglia come pochi al mondo!”.
Aggiungendo che non si trattava di uno scherzo e di aver “spostato i segugi da Montecarlo a Mantova” con riferimento – spiegano i pm – alla città centro di riferimento degli interessi economici e familiari del presidente di Confindustria.
Gli inquirenti registrano poi una telefonata in cui Arpisella chiede a un responsabile delle relazioni esterne di Mediaset un intervento di Confalonieri. In un colloquio successivo, il responsabile Mediaset parla dell’avvenuto intervento del presidente di Mediaset presso “Il Giornale” e del fatto che la Marcecaglia lo aveva poi ringraziato.
Nel decreto viene poi riportato un passaggio di un’altra telefonata, del 22 settembre, tra Porro e Arpisella. Il giornalista: “…dobbiamo trovare un accordo perché se no non si finisce più qui…la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire…quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no…”.
“Percepii la minaccia”. Emma Marcegaglia viene interrogata dai pm il 5 ottobre in qualità di “persona informata dei fatti”.
Un passaggio della sua testimonianza è riportato nel decreto di perquisizione eseguito oggi.
“Dopo il racconto che Arpisella mi fece – dichiara la Marcecaglia – ho sicuramente percepito ‘l’avvertimento’ come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine. Tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonieri”.
“Il Giornale e il suo giornalista – aggiunge il leader degli industriali – hanno tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento nei confronti del Giornale stesso concedendo interviste che, per la verità, io sul Giornale almeno recentemente non avevo fatto… Non mi era mai capitata una cosa simile…che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista, ovvero in conseguenza di dichiarazioni precedentemente rilasciate”.
“Diritto di critica, non di coartare”. Nelle motivazioni del decreto di perquisizione, i magistrati della Procura napoletana riprendono esattamente le ultime riflessioni espresse da Emma Marcegaglia nella sua testimonianza. Per dire che il diritto di critica da parte della stampa è fuori discussione, ma il giornalista non può utilizzare i propri scritti “per coartare la volontà altrui”. Perché in questo caso si configura il reato di violenza privata.

Sospensione patente nei centri abitati: attenti ad una TRAPPOLA nel Codice Stradale

Sospensione patente nei centri abitati: attenti ad una TRAPPOLA nel Codice Stradale

Ufficialmente sono limitazioni antismog per i centri abitati. Se avete un’auto vecchiotta, state attenti! All’Art. 7 del Codice della Strada è germogliato un comma 13-bis, aggiunto dall’Art. 2 della Legge n°120 del 29 luglio 2010 e passato sotto silenzio bulgaro. Oramai non esiste Comune che non abbia le proprie zone off-limits alle vetture non catalizzate, divieto alle Euro2, zone ZTL inibite alle Euro4 senza FAP (parlo per acronimi come in certe assurde convention aziendali per iniziati suonati). Quel ch’è importante annotare è che chi circola con mezzi appartenenti a categorie più anziane di quelle indicate nell’ordinanza del Vostro Sindaco, soggiace a sanzioni (pagamento da €155,00 ad €624,00) inclusa, in ipotesi di recidiva, che equivale a dire doppia violazione nel biennio, la sanzione della SOSPENSIONE DELLA PATENTE di guida da quindici a trenta giorni. Se non erriamo, abbiamo la fortuna di vivere nell’unico Paese d’Europa che vieta la circolazione alle autovetture strumentalizzando le Direttive Europee; infatti, oltre confine vige il sano principio che, se un’autovettura rispetta la Direttiva con cui fu omologata a tempo debito, può circolare in modo indefinito. Dove siano andati a finire i principi fondamentali del sistema sanzionatorio amministrativo comunitario non è dato sapere: mi riferisco a necessarietà, effettività, proporzionalità e dissuasività della sanzione. Qui, l’ho già scritto altrove, la ratio pare unicamente favorire il turn over del parco veicoli circolante, ad esclusivo vantaggio delle case costruttrici. Nutro, infine, qualche perplessità su chi sia in effetti l’Autorità che abbia la competenza ad emanare i provvedimenti antismog in questione. Non aiuta l’infelice formulazione dell’aggiunta al Codice Stradale. La parola di oggi è, dunque, EMISSIONI INQUINANTI.

FINI VARA IL NUOVO PARTITO: “NON SARA’ UN AN IN PICCOLO, MA UN PDL IN GRANDE…”TENERSI PRONTI AL VOTO”

Ottobre 5th, 2010 admin

AVVIATO OGGI IL PERCORSO CHE PORTERA’ ALLA NASCITA DEL PARTITO….INDICATE DA FINI LE PROSSIME TAPPE… UN MANIFESTO VALORIALE E PROGRAMMATICO DA PRESENTARE A PERUGIA IL 6-7 NOVEMBRE…L’ ASSEMBLEA COSTITUTIVA A MILANO A GENNAIO
Una maxi ressa di fotografi, giornalisti e tv davanti la sede di Farefuturo, in via delSeminario, ha accolto Gianfranco Fini.
Al suo arrivo nell’edificio che sta proprio davanti a Palazzo San Macuto, Fini ha dovuto fronteggiare, protetto dalle forze dell’ordine, un vero e proprio assalto dei mezzi di comunicazione che hanno tentato di avere una sua dichiarazione.
Quindi con l’arrivo del presidente della Camera e del capogruppo alla Camera di Fli Italo Bocchino e degli altri esponenti della formazione finiana ha preso il via la riunione del comitato promotore del nuovo soggetto politico.
«Non sappiamo cosa c’è dietro l’angolo. Io auspico che il governo arrivi a fine legislatura, ma dobbiamo tenerci pronti ad eventuali sorprese».
È quanto ha detto Gianfranco Fini durante la riunione a FareFuturo per avviare il percorso che porterà alla nascita del partito Futuro e Libertà.
Per Fini, «far nascere un nuovo soggetto politico è ineludibile».
E ha aggiunto: «Ci accingiamo non a fare An in piccolo, ma un Pdl in grande».
Futuro e libertà per l’Italia non dovrà essere un partito pesante, strutturato ma «un movimento di opinione», e soprattutto «non dovrà essere percorso da gelosie, personalismi perchè siamo tutti sulla stessa barca».
Fini, parlando al comitato promotore di Fli, guarda avanti e promette: «Dobbiamo lavorare bene sul percorso e sulle modalità: non voglio ricommettere gli errori che ho fatto in passato. Se la logica fosse quella di colonnelli e soldati – sottolinea – rischieremmo di replicare gli errori che c’erano in An». Poi assicura che sul «territorio c’è molta curiosità e molta gente che vuole aderire. Questo è un aspetto non contestabile: dobbiamo far nascere« il nuovo partito».
Gianfranco Fini ha parlato ai parlamentari di Futuro e libertà per l’Italia riuniti per creare il comitato dei promotori del nuovo soggetto politico nella sede di FareFuturo.
Il presidente della Camera ha indicato le prossime tre tappe che porteranno alla nascita del nuovo soggetto politico:
«Occorre dar vita a un manifesto valoriale e programmatico da presentare a Perugia. Lì saranno rappresentati tutti i soggetti che ruotano attorno a Fli. In quell’occasione spiegheremo l’identità di Futuro e libertà. Intanto, dal territorio, deve partire una campagna di adesione al manifesto».
Poi la terza tappa, una sorta di atto conclusivo-congressuale a Milano, a metà gennaio: «Mi piace giocare in trasferta…»
Fini ha inoltre sottolineato al necessità, in vista degli appuntamenti futuri del movimento, di non parlare delle singole associazioni che lo compongono ma di fare riferimento sempre e solo a Fli, sia per quanto riguarda intanto l’appuntamento di inizio novembre a Perugia, sia per quello fissato a Milano a metà gennaio.
Intanto, non dovrebbe esserci guerra per il rinnovo dei presidenti delle commissioni permanenti a Montecitorio il prossimo 13 ottobre.
Nel Pdl sarebbe prevalso l’orientamento alla riconferma anche per i due presidenti del Fli, Giulia Bongiorno alla commissione Giustizia e Silvano Moffa alla commissione Lavoro.
Tornando a Fli, Fini affiderà la guida del partito a qualcun altro (si parla di Urso o Bocchino) pronto però a spendersi in prima persona dopo un eventuale scioglimento anticipato delle Camere.
Mercoledì, poi, trenta intellettuali di area «futurista», assieme alle associazioni Forum delle idee, Farefuturo e Libertiamo, si riuniranno per preparare una prima bozza del manifesto programmatico, che sarà presentato nella sua forma completa alla convention nazionale di Generazione Italia, il 6 e 7 novembre a Perugia.
Sullo sfondo l’incombere delle elezioni anticipate e il precario equilibrio con Berlusconi e il suo governo.
Per questo i finiani si organizzano: in Piemonte 38 amministratori locali del Pdl si sono schierati con Futuro e Libertà, in Abruzzo i finiani hanno costituito il loro gruppo nell’ambito del consiglio regionale.
Mentre in tutta Italia fervono riunioni organizzative.


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